46b. Particolare di una finestra e delle cornici.
Matita, inchiostro e acquerello su carta, mm 475 x 350. Siglato e datato in basso a destra: AQ Rome 1824
In alto al centro: Du Palais commencé à l’angle de la via di santa Lucia, en vicolo delle Carcerie / Croiséedu 1er étage.
In basso a sinistra: profil de la /croisée. In basso al centro: Bandeau sous la Fenêtre du 1er/ échelle de 4 mètres / celle des profilsen double. In basso a destra: de la croisée / appui du 1er

Sorto all’angolo tra via dei Banchi Vecchi e via delle Carceri, l’edificio è stato in passato riferito alla committenza di Pietro Fieschi, vescovo di Cervia dal 1513 al 1525, sulla base di un’ ipotesi di progettazione riferita agli anni tra il 1517 e il 1524. Il palazzo risulta tuttavia in costruzione solo tra il 1531 e il 1534, quando i proprietari dell’edificio erano i fratelli Giangiacomo e Ottavio Cesi, vescovo di Cervia a partire dal 1528. La morte di Ottavio (1534) dovette causare l’interruzione improvvisa dei lavori lasciando l’edificio incompiuto, e mutare la sua destinazione da residenza vescovile a casa d’affitto, come testimoniano i contratti con illustri personaggi come i banchieri Bindo Altoviti e Bartolomeo Bettini. La tradizionale attribuzione vasariana del progetto ad Antonio da Sangallo il Giovane, non seguita da Q. che lo riferisce a Giulio Romano, è stata confermata dal riconoscimento di due disegni autografi dell’architetto conservati agli Uffizi (GDU, A709, A3884), in uno dei quali la presenza dell’iscrizione “cardinale di Ciesi”, sembrerebbe per altro confermare la committenza di questa famiglia. I fogli mostrano un impianto caratterizzato dalla fusione di due distinti ma simmetrici corpi funzionali. Le porzioni dell’edificio oggi sopravvissute mostrano una ricercata facies architettonica nella materia e nell’impaginato “all’antica”, tipicamente sangallesca, fortemente segnata dalla successione degli ampi vani quadrangolari delle botteghe, sormontati da archi di scarico e piattabande nell’ammezzato, in cui si aprono finestre ad arco ribassato. Una fascia con una greca in forte aggetto separa il piano terreno dal primo piano, caratterizzato da finestre con mostre sormontate da fregio e cimasa a timpano. Sottolinea l’angolo tra le due strade un robusto cantonale, rustico al livello terreno e regolare al piano nobile, volutamente sovradimensionato rispetto alla ridotta visuale prospettica dell’incrocio. Nel disegno dedicato alla facciata su via dei Banchi Vecchi, grazie all’uso del colore e alla definizione dei dettagli, Q. consente di distingere l’originario partito murario con mattoni a vista, oggi limitato al solo livello terreno. Al medesimo palazzo Letaroully (pl. 342) riserva nel suo repertorio una tavola con la stessa porzione di facciata e dettagli architettonici. (S. S.)