21d. Pianta delle scuderie e sezione dello scalone.
Matita, inchiostro e acquerello su carta, mm 310 x 230. Siglato e datato in basso a destra: AQ 1824
In mezzo a sinistra [al contrario]: Plan des écuries du palais de la consulta / à Monte Cavallo. / ces écuries sont curieuses, elles sont / pratiquées sous terre, au lieu de la cour. / Les soupir… multipliée … suffisamment / larger les éclairant et les … / les escaliers … sont / pratiques sous la … même. In basso a destra: élévation de l’escalier sur la cour / et descente vers le écuries.

La caratteristica della salubrità dell’aria aveva contraddistinto fin dall’antichità il Colle del Quirinale, chiamato per tale motivo dai Romani Clivus Salutis. Non fu casuale la scelta operata da Costantino nel 315 di fare erigere in questa zona un importante complesso termale, l’ultimo della Roma imperiale. Durante il Rinascimento lì si trovavano le ville degli umanisti Pomponio Leto e Bartolomeo Sacchi, dento “il Platina”. Nel 1583 il colle acquisì una nuova centralità grazie alla scelta di Gregorio XIII Boncompagni di crearvi una nuova residenza estiva, la cui costruzione fu affidata a Ottaviano Mascherino. Papa Sisto V adibì l’abitazione del Platina a sede del Tribunale ecclesiastico della Consulta, avente la funzione di gestire le cause civili, penali e miste (riguardanti sia laici che religiosi) di pertinenza del Foro Secolare; nei piani del papa l’edificio avrebbe inoltre ospitato la Segreteria dei Brevi, adibita alla redazione di brevi apostolici e di allocuzioni, e i corpi militari dei “Cavalleggeri” e delle “Corazze”. Nel corso della prima metà del ‘700 papa Clemente XII promosse la costruzione di una nuova sede per la Consulta attingendo finanziamenti dalle entrate del gioco del lotto. Egli affidò l’incarico a Ferdinando Fuga che lo progettò e ne seguì i lavori tra il 1732 e il 1737. Con la demolizione degli edifici preesistenti fu avviata la prima fase del cantiere che interessò un’area di forma trapezoidale, contraddistinta dalle rovine delle terme antiche. L’organizzazione del palazzo fu determinata in base ad un preciso programma funzionale: nei sotterranei dovevano essere ricavate le scuderie; il pianterreno, l’attico e il mezzanino avrebbero ospitato caserme e servizi; il primo piano, riservato ai prelati, sarebbe stato adibito alle attività del Tribunale della Consulta e della Segreteria dei Brevi.
Il disegno della grande facciata può essere considerato il manifesto della poetica architettonica di Fuga in aperta polemica con la cultura Rococò allora in auge. Il prospetto, suddiviso in 13 campate, è ispirato alle architetture del Rinascimento, in particolare al sangallesco Palazzo Farnese, ma al contempo si evidenzia per una serie di nuove soluzioni. La facciata è scandita da due ordini di paraste che riquadrano finestre timpanate, triangolari nel basamento, convesse al piano nobile. Fuga caratterizzò la facciata con un grande portale a colonne doriche, sormontate da un frontone convesso aggettante; i due portali secondari erano decorati da trofei per esaltare le glorie dei due corpi militari. La configurazione planimetrica al piano terra è formata da un corpo principale centrale, affacciato sulla piazza, che occupa la base maggiore del trapezio: le due ali laterali inclinate raccordandosi sulla base minore formano una struttura distributiva a cuneo rispetto al cui asse sono disposti il cortile e i corpi scala. Il prospetto principale e quello retrostante, sono contrastanti tra loro poiché la superfice del secondo si riduce a circa 1/3 del primo. La forma anomala dell’area anziché essere d’impedimento, rappresentò al contrano per il progettista un’opportunità per sperimentare un’inedita soluzione planivolumetrica. All’interno tutti gli spazi anche quelli di pianta cuneiforme trovano una loro ragione funzionale. Il lato sinistro del palazzo, rivolto verso il Convento della Maddalena, fu destinato al Segretario della Consulta mentre quello destro, verso Palazzo Pallavicini Rospigliosi, al Segretario dei Brevi. Al piano terra si trovavano i due corpi di guardia, a sinistra quello dei Cavalleggeri, a destra quello delle Corazze. Accedendo attraverso il portale principale si raggiungeva in controfacciata la scala regia a doppia rampa che serviva esclusivamente gli appartamenti di rappresentanza. Percorrendo il cortile dalle proporzioni monumentali si accedeva ai due corpi scala a pianta trapezoidale che collegavano tutti i livelli dell’edificio, rivolti posteriormente verso oriente, dai sotterranei al piano attico. Il palazzo fu rilevato nel 1824 da Q., il quale disegnò il prospetto principale, utilizzando lo strumento della “camera lucida” (vedi supra, p.4). La pianta dei sotterranei (21d) costituisce forse l’elaborato di maggiore interesse: cucine, officine, magazzini, scuderie (140 ambienti) erano ospitate nel livello ipogeo, ventilato mediante piccole finestre; questo piano era raggiungibile attraverso due rampe cordonate poste in corrispondenza dei due accessi laterali. Le stalle si dislocavano lungo l’intero perimetro, assumendo in corrispondenza del corpo principale una distribuzione a doppia corsia con abbeveratoi sugli angoli. (C.I.)