22b. Particolare della pianta del cortile, sezione del cortile e particolari architettonici.
Matita, inchiostro e acquerello su carta, mm 365 x 240. Siglato e datato in basso a destra: AQ Rome 1823.
In mezzo, al centro: du 1er ondre. In mezzo, a destra: celles d’angle sont en granit … plus fortes. In basso a destra: 1er cour du palais Doria Pamfili / via del corso à rome / du Bramante / d’une proportion très agréable, / les arcades sont aussi elancées / que possible et d’un rapport parfait / les colomnes du … ordre … sur / la corniche du r.d.c., ce qui rend / le motif plus concis, et donne à cette /cour, quoique très fine, cet(te) air/ de severité que le Bramante a / toujours su donner avec sa / delicatesse; le couronnement / etre plus fort que la corniche / termine très bien avec son …/ les consoles sont très convenables / dans ce … elles sont galbées / avec beaucoup de finitesse et/ généralement tous les profils de/ cette cour sont très liées. /Cette proportion serrée d’arra… / à du caractere et convient / très bien à un palais ou édifice / public /… la ville.

Il palazzo è parte di un esteso complesso urbano tuttora appartenente alla famiglia Doria Pamphilj.
Alla metà del ‘400 il sito era occupato dalla dimora del cardinale Nicolò Acciapacci, titolare della chiesa di S. Maria in via Lata. Nei primi anni del ‘500 il cardinale Giovanni Fazio Santoro volle ricostruire e ampliare l’edificio che fu caratterizzato da un grande cortile rettangolare di gusto bramantesco (7 x 8 campate) e da due giardini retrostanti. La corte è delimitata da quattro prospetti porticati ad arcate su colonne con capitelli tuscanici, direttamente ispirati a quelli del Palazzo della Cancelleria. Il palazzo, non ancora completato, fu acquisito da papa Giulio II della Rovere il quale ne fece dono al nipote duca Francesco I di Urbino: a questa famiglia si deve la costruzione del porticato, caratterizzato da due file di 8 colonne, che chiudeva il lato occidentale del Giardino dei Melangoli. Tra il 1601 e il 1647 il palazzo fu proprietà degli Aldobrandini i quali delimitarono con nuove costruzioni i lati lunghi del giardino interno, inserendo nell’ala meridionale un’altana decorata con le loro insegne. Nel 1647 Olimpia Aldobrandini sposò don Camillo Pamphilj portando in dote il palazzo; la loro secondogenita Anna si unì nel 1671 in matrimonio con il principe Andrea III Doria Landi. Questa casata fece realizzare una corposa serie di opere edilizie, la più importante delle quali fu la costruzione tra il 1731 e il 1733 della nuova facciata su via del Corso su progetto di Gabriele Valvassori.
Q. nei suoi disegni di rilievo rappresenta le parti del complesso attribuite a Bramante, ossia il cortile a due piani senza la tamponatura muraria settecentesca e il porticato trasformato in stalle; come scriveva Letarouilly corte e scuderie erano contraddistinte da ordini di colonne tra loro molto simili. (C.I.)