26. Pianta del piano terra e sezione della scala con particolari degli ordini.
Matita, inchiostro e acquerello su carta, mm 310 x 247
In alto al centro: Palace place Nicossia à Rome, près de palais Borghese à Rome. Sotto, a sinistra: vicolo della campana. Ancora sotto: boutiques. Sotto a destra: chaine d’augle de la façade / corniche du r.d.c. Al centro, in verticale: vicolo della campana. Sotto a sinistra: boutiques. Più sotto: piazza nicossia. Al centro destra: d’un très bon effet/A

L’edificio qui analizzato è il palazzo affacciato su piazza Nicosia, ma con ingresso principale dall’attuale vicolo della Tinta. In origine di proprietà dei Soderini e poi dei Cellesi, passò alla fine del ‘600 ai Negroni (nel 1748 è censito al n. 503 della pianta del Nolli come “Palazzo Cellesi ora Negroni”) che lo riunirono al palazzo oggi noto come Balami Galitzin, costruito in angolo su via della Scrofa su progetto della bottega dei Sangallo (1519) e rimaneggiato alla metà del ‘700, da cui è separato da uno stretto corpo di fabbrica privo di marcapiani. Il Catasto Urbano del 1820-24 (Rione Campo Marzio, part. 234) lo dice in possesso dei fratelli Pietro e Carlo Torti, ma è probabile che costoro avessero solo alcuni ambienti in affitto concessi dal conte Antonio Negroni che risulta proprietario dell’adiacente palazzo Balami (part. 233). Già indagato negli “appunti di viaggio” di Percier (1786-91; BIF Ms. 1007, fol. 106, n. 248: “Près la Scrofe, en face du Collège Clémentin”), Q. ha rilevato particolari di quest’immobile oggi non più esistenti (p. es. il bugnato angolare del pianterreno) dopo i lavori attuati dal principe Teodoro Galitzin, figlio dell’ambasciatore russo a Roma, venuto in possesso di entrambi gli edifici intorno al 1840: nel 1841 Antonio Nibby (p. 851) attesta che il palazzo si stava “riedificando per intero” con l’“assistenza” dell’architetto romano Giovanni Azzurri, secondo il progetto di “un architetto russo, che si mise in capo di ritrarre nell’edifizio una copia del palazzo della Cancelleria”. Un episodio di revival di primo ‘500 che Q. avrebbe senz’altro apprezzato, considerando il suo spiccato interesse per l’architettura di quel periodo. (A. C.)