47b. Dettaglio angolare del prospetto.
Inchiostro su carta, mm 525 x 384. Datato in basso a destra: à Rome 1823.
In basso a sinistra: Facade d’un très joli rapport, profilée/dans le sentiment du Bramante./il ya beaucoup du caractère de/la chancellerie et du palais Girayd. / sur tout la corniche de couronnement / qui fait toujours très bien / par tout où elle est employée. In basso al centro: Petit Palais via del governo vecchio – Planche 16 de l’ouvrage du P. et Maisons /de M.r Percier.

Il palazzetto, sito al civico 123 di via del Governo Vecchio, l’antica “via papalis” che conduceva dal Laterano a S. Pietro, fu commissionato agli inizi del ‘500 dall’abbreviatore apostolico di Leone X Giovanni Pietro Turci da Novara. È noto anche come “Piccola Cancelleria” per la vicinanza stilistica col grande palazzo di S. Damaso, prossimità colta anche da Q., che lo confronta inoltre col palazzo del cardinale di Corneto poi GiraudTorlonia a Borgo. Tutto, come dice il nostro autore, “dans le sentimentdu Bramante”: anche se l’attribuzione è oggi rifiutata, è evidente la predilezione di Q. per l’eleganza e l’austerità della rinnovata architettura romana di inizi ‘500, il cui capofila era ritenuto l’Urbinate. Percier, la cui planche 16 col prospetto dell’edificio è qui richiamata, è più prudente e ammette che l’autore di questo piccolo gioiello, “modèle de la graceunie à la gravité”, resta ignoto, seppure di ambito fiorentino (p. 7). Le stesse tavole di rilievo eseguite da Q. stavolta a tiralinea, senza ombre né colorature, verranno tracciate da un altro conterraneo in viaggio per l’Italia in quegli anni, l’architetto Henri Labrouste (“Voyage en Italie 1825”, Parigi, Bibliothèquenationale de France, inv. D.08515), sintomo evidentemente di un preciso orientamento culturale dei giovani progettisti francesi post-napoleonici. (A. C.)